

Una bottiglia, una denominazione.
La storica bottiglia a forma di anfora, creata nel secondo dopoguerra, è diventata il simbolo del Verdicchio dei Castelli di Jesi e del vino italiano. La sinuosa – e iconica – bottiglia ha definito non solo l’immagine della cantina, ma anche di un vitigno e di un intero territorio. Grazie a coraggio e intuizione si è investito fortemente nella qualificazione del vigneto, scelta decisamente innovativa per l’epoca, e nell’uva verdicchio.
Terroir
È il verdicchio il vitigno che rappresenta la vera essenza della tenuta. Settant’anni di assoluta concentrazione di Fazi Battaglia in un vitigno che nelle suggestive colline dei Castelli di Jesi ha trovato il miglior habitat per esaltare le proprie caratteristiche.
Vigneti con suoli, altitudini ed esposizioni diverse tra loro e capaci di garantire differenti interpretazioni di uno dei più eclettici vitigni autoctoni italiani. Da Maiolati Spontini, sul versante nord, a Mergo, piccola località arroccata su un colle tra Serra San Quirico e Rosora, a Montecarotto, sulla riva sinistra del fiume Esino.

Anno di
fondazione
Gli ettari coltivati a Verdicchio dei Castelli di Jesi
Anno del concorso, voluto da Francesco Angelini e vinto dall’architetto Antonio Maiocchi, per la creazione dell’inconfondibile forma della bottiglia ad anfora che rese immediatamente identificabile il vino Verdicchio
L’anno di impianto della vigna più vecchia ancora esistente
